Qualche settimana fa vi ho proposto un paesino sommerso, Fabbriche di Careggine, alquanto particolare e suggestivo. Ma sembra non essere il solo. Infatti di paesi nascosti dalle acque di laghi artificiali ce ne sono un bel pò. Quello che vi propongo oggi è l'antico villaggio di Agaro, posto proprio ai confini, ed ormai sommerso dal 1938. Era il più piccolo ed il più alto paesino della provincia di Novara, fondato dalla popolazione svizzera dei Walser intorno al XIII secolo. Quello che più stupisce è la forza di quelle costruzioni che si mantengono intatte sul fondo del lago. Nel video che segue viene mostrato ciò che resta delle abitazioni di Agaro: mura costruite con incredibile maestria che dovevano proteggere la popolazione dai rigidi inverni alpini e che ancora oggi sono perfettamente in piedi. Tecniche costruttive datate, ma che hanno retto e continuano a reggere nonostante condizioni avverse. Dovremmo cominciare a guardarci indietro ed imparare, viste le catastrofi naturali che ogni giorno radono al suolo le nostre "moderne" abitazioni?
Benvenuti nel mondo dei paesi che aspettano noi per esserci....
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giovedì 21 ottobre 2010
Agaro sopravvive nelle acque
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sabato 9 ottobre 2010
Fabbriche di Careggine: il paese sommerso
Siamo in provincia di Lucca, nel cuore delle Alpi Apuane, ma sembra di raccontare una favola uscita da un libro per bambini. Fabbriche di Careggine nasce intorno al XIII secolo da un gruppo di ferrai bresciani che si trasferirono in questo luogo. La loro bravura nel lavorare il ferro fece sì che verso la metà del 1700 venisse costruito un mulino e godesse di agevolazioni sul trasporto dei materiali. Sul finire del secolo il Duca di Modena Francesco III, per favorire la produzione delle maestranze locali, concesse numerosi privilegi, tra cui l'esenzione dal servizio militare. Nel corso dell'800 ma soprattutto ai primi del '900, il borgo divenne anche importante centro di produzione e lavorazione del marmo. Tra il 1906 e il 1907 venne costruita una piccola centrale idroelettrica sul fiume Edron per servire i bacini marmiferi.
Nel 1941 il governo di Mussolini decise di sfruttare il fiume Edron per costruire un bacino idroelettrico affidando il compito alla Selt-Valdarno, l'odierna Enel. Nel 1953 la diga entrò in funzione e gli abitanti del borgo dovettero abbandonare il paese e furono trasferiti nel nuovo borgo di Vagli. Da allora quel paesino è sommerso ed è possibile vederlo solo ogni dieci anni, quando l'Enel svuota il bacino per lavori di manutenzione.
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